Qualche anno fa mi sono imbattuto in una riproduzione di un dipinto del 1879 realizzato dal pittore francese Pascal Dagnan-Bouveret.

Cosa raffigura questo dipinto? Una famiglia vestita a festa. I due coniugi indossano abiti molto eleganti. I loro parenti non sono da meno. Ma senza strafare. La famiglia ha investito tutto sull’abbigliamento degli sposi e si è accontentata per gli altri membri degli abiti della domenica, arricchiti di elementi che sottolineano l’importanza del momento.

Si tratta di due famiglie della piccola borghesia francese della fine del XIX secolo. Tutto nel quadro rivela la solennità del momento dello scatto fotografico; ogni cosa dev’essere perfetta affinché gli sposi appaiano belli e eleganti in una foto che tutti potranno guardare nella loro futura casa. La fotografia degli sposi riveste una tale importanza che tutta la famiglia assiste alla realizzazione, proprio come a uno show.

Pochi decenni sono trascorsi dalla scoperta della fotografia; ma da subito si capisce che essa diventerà strumento, per la prima volta nelle mani di tutti, per conservare il ricordo del proprio passaggio in vita alla propria discendenza.

E quale momento della vita di un uomo può essere più importante del giorno del matrimonio e della nascita di una nuova famiglia!

La fotografia è dunque li prima di tutto per attestare questa cosa: anzi, potremmo dire che, il matrimonio esiste nel tempo e nello spazio proprio perché la fotografia lo attesta.

La realizzazione di una singola immagine richiedeva un investimento di tempo e attenzione sproporzionata rispetto alla immediatezza delle nostre foto di oggi. La foto, unica e sola testimonianza del fatto che l’evento era accaduto, doveva essere perfetta!

Ma se riflettiamo bene su questo aspetto troveremo interessanti spunti per riconsiderare il nostro approccio fotografico all’evento.

Quante volte oggi nascondiamo dietro il vessillo del “reportage” limiti tecnici, di approccio umano o di consapevolezza degli obiettivi da conseguire? Quante volte dimentichiamo il valore di un ritratto ben fatto della coppia?

La tappa NWAC di Riccione nasce proprio da questa necessità: superare le barricate posa-reportage con l’intenzione di creare una nuova generazione di fotografi, che operi le proprie scelte di contenuto e stile in modo consapevole.

È da sempre il momento del percorso dedicato al ritratto fotografico, in tutte le sue declinazioni e sfumature.

È la tappa tecnica per eccellenza: luce, composizione, scelta del set, posing, approccio col soggetto. Aspetti tecnici che non possono essere sconosciuti o, nella migliore delle ipotesi, mal conosciuti al fotografo professionista.

Anche quest’anno Riccione vedrà i partecipanti a confronto con alcuni tra i protagonisti della fotografia europea: per la fotografia di matrimonio, il Granin Studio di Mosca; per la fotografia ai bambini, la bravissima fotografa polacca Magdalena Berny.

Galina Nabatnikova
Magdalena Berni
Max De Martino
Gennady Granin

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Oggi un fotografo di matrimonio non può prescindere da questo bagaglio tecnico e dalla comprensione delle origini della fotografia matrimonialista, se vuole adempiere coscienziosamente il proprio compito di narratore ma al contempo di memoria visiva dell’evento.

A completamento del percorso previsto quest’anno abbiamo inserito una giornata formativa in collaborazione con Profoto Italia che darà modo ai partecipanti di conseguire, per la prima volta in Italia, il Certificate of Wedding Light Shaping di primo livello.

Questa giornata formativa sarà curata da Max De Martino, fotografo e trainer ufficiale italiano Profoto.

Emanuele Carpenzano

Per leggere il programma completo della tappa di Riccione vai qui.